Kakadu: sogno o realtà?

Ci sono luoghi che hanno la capacità di superare qualunque aspettativa.

Sono quelli che ti coglieranno sempre impreparato, nonostante tu li abbia raggiunti carico di informazioni e immagini stampate nella mente da blog post, dépliant di tour operator e riviste di viaggio.

Ci sono luoghi che lasciano il segno, nonostante tu abbia la fortuna di incontrarne ancora di nuovi, belli da togliere il fiato: loro saranno sempre il termine di paragone.

Il Kakadu National Park per me è questo: è il termine di paragone per misurare le mie emozioni e il mio grado di sconvolgimento davanti alle meraviglie del nostro Pianeta.

Kakadu

Ma il suo ricordo suscita in me anche un grosso rammarico per non avergli dedicato più giorni, costringendoci a rinunciare ad alcune tappe: in questo mese australiano, presi dalla foga di voler vedere il più possibile perché chissà poi quando ci torniamo, abbiamo dovuto fare i conti con delle distanze che sembravano moltiplicarsi strada facendo e con la voglia di voler fare dei cambiamenti ad una tabella di marcia vincolata ai voli interni già prenotati.

Dopo questa prima esperienza, ho deciso che quando tonerò in Australia – non so quando, ma ci tonerò – prenoterò solo il volo intercontinentale.

Definire il Kakadu semplicemente un parco è tremendamente riduttivo: è natura certo, di quella selvaggia e primitiva, ma  è anche storia che va indietro alle origini del mondo; sono i termitai alti 6 metri, le maestose aquile di mare e i rumorosi cacatua che si mischiano ad innumerevoli altri uccelli. Sono i canguri e i wallby che sbucano all’improvviso da dietro il bush; è un coccodrillo che sembra guardarti a bocca aperta nell’attesa che ti avvicini ancora un po’.

Kakadu_termitai

Kakadu_bird

Kakadu_bird 1

Kakadu_bird 2

Kakadu_cocodrile

Il Kakadu è un insieme di micro ecosistemi che coesistono, dove i deserti di sabbia rossa incontrano terreni paludosi ricoperti di mangrovie, che a loro volta lasciano spazio a foreste pluviali; è il lusso di poter nuotare in una piscina naturale ai piedi di una cascata; è l’avventura di muoversi in aree completamente isolate dal resto del mondo, dove ci sei tu e la tua auto e il telefono riprenderà il segnale soltanto quando uscirai da quel mondo parallelo.

Kakadu_airport

Kakadu_bath

Ubirr

E’ solo uno dei siti presenti nel Kakadu NP in cui si possono ammirare le pitture rupestri – in questo caso, risalenti a più id 15.000 anni fa -. La cosa che più mi colpito è lo stato di perfetta conservazione degli stessi e la posizione di alcuni che, per altezza e angolazione, sembrano essere stati disegnati da un’entità ultraterrena che aveva la capacità di fluttuare per aria.

Seguendo il percorso lungo le pareti rocciose interamente ricoperte da scene di pesca e di caccia, si arriva al Nardab Lookout, dal quale si apre una vista sulla sconfinata pianura alluvionale.

Kakadu_arte rupestre

Kakadu_Nardab Lookout

Jim Jim Falls

60 chilometri di strada sterrata che negli ultimi – infiniti – 10 si ristringe ad una corsia divenendo più simile ad una mulattiera, coperta da rocce non molto levigate e affossamenti sabbiosi, che si snoda tra gli alberi.

L’ultimo chilometro si percorre a piedi costeggiando prima l’estuario – tenendosi a debita distanza dall’acqua per la probabile presenza di coccodrilli – e successivamente arrampicandosi e saltando letteralmente da un masso all’altro, i quali sotto al sole diventano roventi e hanno messo a dura prova la mia forza di volontà: ma sono gli stessi che impediscono, senza artifizio umano, di poter tuffarsi in sicurezza nelle acque gelide della piscina naturale sotto ad un muro di roccia di 215 metri.

Lo so che come ambientazione non c’entra nulla e per di più non eravamo completamente soli, ma in quel momento mi sono sentita come in uno dei quei film in cui i due protagonisti si trovano a vivere in un lontano, segreto paradiso terrestre. Chi è cresciuto negli anni 80 potrà capire di cosa sto parlando..

Nella stagione secca la cascata è poco più di un rivolo d’acqua, ma credete che faccia molta differenza?

Kakadu_Jim Jim Falls

Twin Falls

Per raggiungerle bisogna percorrere 5 chilometri di strada sterrata nella boscaglia simile a quella per le Jim Jim Falls, aggiungendo però un guado – quello del Jim Jim Creek, un fiume che nella stagione secca ha una profondità di 60 centimetri, ma infestato da coccodrilli marini per 365 giorni all’anno: dopo averle percorse entrambe, ci è stato sin troppo chiaro perché nessuna auto a noleggio è coperta per eventuali danni subiti su questi due percorsi, nonostante la formula Kasko, ma sopravvissuti qui, si è pronti per qualsiasi altra strada, anche la peggiore d’Islanda.

Credo che sia stata l’unica volta in cui abbia pensato che sarebbe stato meglio non andare in un posto.

Per raggiungere le cascate bisogna risalire per qualche decina di metri il fiume a bordo di una barca capitanata da un ranger e poi continuare a piedi. Una volta arrivati all’imbarcadero scopriamo che quella era l’ultima corsa della giornata e sarebbe partita per riportare indietro l’ultimo gruppo di turisti. Gentilmente il ranger ci invita a salire con lui così non avremmo visto le cascate, ma almeno avremmo visto qualcosa.

Vedere la premessa di quello spettacolo naturale e dover solo immaginare cosa si celava giusto a qualche metro è stato come un pugno allo stomaco: non potevamo tornare l’indomani e quindi la nostra escursione alle Twin Falls finiva lì. Avrei preferito non vedere e convincermi che non mi ero persa nulla di speciale, ma ormai era troppo tardi.

Kakadu_Twin Falls

Edith Falls

Le Edith Falls non di trovano all’interno del Kakadu NP, ma nel vicino Katherine Gorge NP:  non si tratta di una semplice cascata, ma di un gioco di salti grandi e piccoli che vanno a riempire molteplici vasche naturali, formatesi ad altezze diverse. Nonostante la temperatura molto bassa, il richiamo dell’acqua è stato davvero troppo forte: avevamo previsto una notte in zona prima di imbarcarci sul volo che da Darwin ci avrebbe portato a Cairn, per poter visitare le 13 gole scavate dall’omonimo fiume, principale attrattiva del parco, ma alla fine, tra un tuffo e l’altro, il tempo è scivolato via.

Kakadu_edith Falls

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Tip #1: L’ingresso al Kakadu NP costa 25 AUD a persona: il pass può essere acquistato anche online sul sito governativo.

Tip #2: L’ultima corsa della barca da/per le Twin Falls è alle 17 ed è a pagamento  (biglietti sono acquistabili direttamente sul posto).

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Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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6 thoughts on “Kakadu: sogno o realtà?

    1. Ti auguro di andarci presto Claudia: nonostante tu sia “abituata” alle bellezze australiane, sono sicura che ti lascerà a bocca aperta!

    1. Francesca mi ricordavo che è stato anche il vostro viaggio di nozze! 🙂 credo che impazzirebbero di gioia.. già solo davanti ad un canguro!


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