Call The Midwife: un viaggio nella Londra anni ’50

Ormai orfana di The Good Wife e reduce da uno dei miei ultimi viaggi nella terra di Albione, che non ha fatto altro che rinvigorire una fiamma sempre accesa, avevo voglia di una serie che raccontasse l’Inghilterra da vicino, ancor meglio se quella dei Tudor o degli Windsor e degli intrighi di palazzo. Una sorta di Downton Abbey new edition o qualcosa che ricordasse vagamente The Crown, in attesa della seconda stagione, ma alla fine mi sono ritrovata a guardare, inizialmente senza troppa attenzione né convinzione, Call The Midwife.

Scelta semplicemente per l’ambientazione.

Sicura che non avrebbe riscontrato le grazie di Mister dato il titolo in italiano alquanto banale (L’amore e la vita) che le fa una pessima presentazione, ho iniziato a guardala nei ritagli di tempo, da sola.

Alla fine, è diventata una piacevole pausa, un momento di sacra intimità tra me e le ragazze della Nonnatus House.

Ambientata nell’East End degli anni ’50 e basata sulle memorie di Jennifer Worth, Call the Midwife racconta le vite di un gruppo di giovani levatrici e il rapporto che le lega sia alle suore con le quali vivono e lavorano, sia al resto del mondo femminile al di fuori delle mura della Nonnatus House.

Una ormai matura Jenny Lee racconta, con parole che catturano la mente e toccano il cuore, come le donne protagoniste della serie non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra e, allo stesso tempo, più legate e vicine. Ci fa entrare nelle loro stanze dopo una dura giornata di lavoro, dove le note di un vinile che gira sul piatto si mischiano al fumo di una sigaretta, tra un sorso di Babycham ed una confidenza, si creano rapporti di amicizia profonda. Jenny ci lascia entrare anche in una casa popolare durante il parto, in maniera sempre delicata e discreta, ma senza mai nascondere né il dolore né la gioia del momento, né la paura e il conforto.

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Devo essere stata una pazza. Avrei potuto essere un’hostess, avrei potuto essere una modella, trasferirmi a Parigi o essere una pianista. Avrei potuto vedere il mondo, essere coraggiosa, seguire il mio cuore. Ma non lo feci. Elusi l’amore e andai nell’East End di Londra, perché pensavo sarebbe stato più facile. La pazzia è l’unica spiegazione.

 

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Jenny è una giovanissima donna che avrebbe potuto fare tutt’altro nella vita, come lei stessa racconta. Arriva nel problematico East End inconsapevole di quello che avrebbe trovato:  la realtà violentemente cruda della parte più povera di Londra, le fa scoprire tutte le insicurezze e le debolezze di una ragazza borghese che era abituata a tutt’altro e che, fino a quel momento, aveva vissuto la versione più rosea del suo essere levatrice.

Photo by Laurence Cendrowicz – © 2011 – Neal Street Productions

Call the Midwife

Jenny non sapeva nulla della vita stessa quando suona per la prima volta il campanello della Nonnatus House.

Jenny alla fine si sente parte dell’East End, si innamora di Poplar e della sua gente.

Allo stesso modo, io mi innamoro dei suoi racconti e di queste ragazze.

Dell’East End, mi sono innamorata, invece, tanti anni fa.

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I motivi per cui amo Call the Midwife:

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Racconta un pezzo di Inghilterra

L’aspetto che più ho amato in assoluto è la capacità degli autori di fondere la storia con il racconto.

Call The Midwife non si limita a raccontare, tra un parto e l’altro, le storie delle sue ragazze, ma dipinge l’intera evoluzione di una Gran Bretagna che sta risorgendo velocemente dalle ceneri del secondo conflitto mondiale. Il periodo storico in questo caso non è solo un contesto o un contorno, ma è protagonista tanto quanto lo sono le 4 levatrici di Poplar. Infatti, attraverso le storie delle suore, di Jenny e delle sue colleghe, dei dottori e dei pazienti, Call the Midwife mostra come è nata la società londinese così come la vediamo oggi.

Call the Midwife
L’evoluzione del ruolo del NHS, il sistema nazionale inglese, nella vita del singolo cittadino; la prima onda di immigranti che ha alterato radicalmente la cultura di Londra; la paura della devastazione nucleare procurata dalla Guerra Fredda; i primi utilizzi del gas esilarante durante il parto e il rivoluzionario arrivo della pillola anticoncezionale; l’atroce destino degli orfani inglesi che venivano inviati in Australia con la promessa di una vita migliore e finivano per fare gli schiavi; la campagna informativa sul preservativo. Mentre ci mostra i passi avanti dell’emancipazione femminile e della scienza, Call the Midwife scruta senza inibizioni – ma sempre con delicatezza – tra le pieghe, mettendo in luce, una ad una, tutte le piaghe della società inglese dell’epoca.

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La poesia

Ogni prologo od epilogo di Jenny in ogni episodio è semplicemente poesia.

Alcune volte le sue descrizioni, i suoi ricordi, le considerazioni sulla vita e sugli accadimenti sono così belle da ascoltare che mi sono ritrovata più volte a tornare indietro per cercare di memorizzarli, come quando descrive il proprio lavoro:

“Una levatrice è l’essenza stessa della vita. Ogni bambino è concepito nell’amore o nella lussuria, e nasce nel dolore seguito dalla gioia o dalla tragedia e dall’angoscia. Ogni nascita viene seguita da una levatrice, lei è al centro di tutto, lei controlla tutto.”

“Avevo iniziato a capire di cosa è capace l’amore. L’amore porta la vita nel mondo e mette in ginocchio le donne. L’amore ha la potenza di rompere i cuori e di salvarli. L’amore, come il mio lavoro, è l’essenza della vita e io stavo imparando a starne a capo. Lungo le strade, come un fiume che viaggia verso il mare.”

oppure

“A Natale, vogliamo che le cose stiano al proprio posto. Snoccioliamo antiche leggende e vecchie verità. Vogliamo che i nostri angeli restino immutati e che i nostri rituali restino famigliari. Vogliamo avere i volti giusti attorno alla tavola, canzoni appropriate da cantare, la promessa che così è e così sarà per sempre.”

Ma ancora più belle sono le piccole perle di saggezza che vengono disseminate qua e la, scambiate reciprocamente tra i vari personaggi, sussurrate discretamente quasi per farle passare in sordina ma ti si accendono nella testa come lampadine:

“Ti sentirai meglio di così. Forse non ancora, ma lo farai. Continua solo ad esistere, fin quando non tornerai a vivere.”

“La casa non è semplicemente un segno sopra una mappa, come un fiume non è solo acqua. E’ il punto al centro della bussola dal quale ogni freccia si irradia e dove il cuore è fissato saldamente.”

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L’ambientazione

La ricostruzione degli anni 50 e 60 è magistrale, specialmente se guardiamo ai costumi delle sue protagoniste, ma non solo.

Jenny Lee e Trixie Franklin, in particolar modo, quando non vestono la divisa da infermiere ovviamente, sono sicura che vi faranno innamorare delle gonne a ruota, dei twinset pastello, delle stampe floreali, delle acconciature e dei cappellini.

Call the Midwife

© Copyright Red Productions Ltd 2015

Call the Midwife

Call the Midwife

Anche la colonna sonora delle diverse stagioni è spettacolare: soprattutto, grazie a Trixie – sì, credo sia proprio la mia preferita – e alla sua passione per la musica e il ballo, le immagini sono accompagnate da pezzi memorabili come Dream a Little Dream of Me di Ella FitzgeraldKiss me honey honey di Shirley Bassey

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Call the Midwife è sicuramente una serie che parla di donne, ma contrariamente a quanto pensavo all’inizio, non è solo per donne.

E sì, parla principalmente di sentimenti, in tutte le loro sfaccettature, ma senza mai scadere nel sentimentalismo.

Non è buonista né patetica: è solamente semplice e toccante.

Come tutte le cose belle.

 

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Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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6 thoughts on “Call The Midwife: un viaggio nella Londra anni ’50

    1. Sono sicura che ti appassionerai dopo qualche puntata, però fammi sapere cosa ne pensi! Io credo che me la riguarderò a breve 😉

  1. Ciao Francesca 🙂 Avevo sentito parlare di questa serie, ma non mi aveva mai convinta molto. Invece con questo post sei riuscita a incuriosirmi, perché mi piace scoprire la storia attraverso libri, film e serie tv. mi sa che la inizio presto. Ti farò sapere 🙂

    1. Ciao Martina! Guardandola, scopriresti probabilmente tantissime cose della storia recente della Gran Bretagna che non ti aspetteresti, quantomeno questo è successo a me, nonostante la passione per il Paese. Parlandone poi con mia madre ho capito che la vita di tutti i giorni raccontata da Call the Midwife non è poi cosi lontana da quella che si viveva nelle nostre città, solamente 50 anni fa..ma sembra esserci un buco temporale enorme.. Si, poi fammi sapere!

    1. Non siamo in molti ad aver guardato questa serie – ingiustamente poco pubblicizzata – ed è un peccato perché è piena di quella poesia e delicatezza che fanno bene al cuore. Suor Evangelina è forte davvero, verace, una burbera dal cuore tenero.


Dimmi la tua!