Ventotene, l’isola che dona più di ogni cosa

Storia e leggenda.

Fondali tutti da esplorare e  natura incontaminata.

Angoli di poesia e panorami mozzafiato.

E’ davvero difficile comprendere per chi non ci è mai stato come questo piccolo lembo di terra vulcanica possa contenere così tanta ricchezza.

Ma non è un caso se i Greci decisero di chiamarla Pandotèira, ovvero «colei che dona più di ogni cosa»: Ventotene, con alle spalle una storia millenaria e una repulsione per il turismo di massa, è una delle espressioni più belle tra le isole del Mediterraneo.

Non ci sono discoteche, né aperitivi alla moda o grandi hotel a cinque stelle: l’elenco delle cose da vedere e dei punti d’interesse sull’isola di Ventotene comprende altre voci; il vero lusso di quest’isola è il suo essere per pochi, i suoi silenzi, la tranquillità, i ritmi lenti.

Ventotene, terra leggendaria di sirene che sedussero Ulisse e mille altri marinai con la dolcezza del loro canto, appare all’orizzonte come una grossa balena di tufo che emerge lentamente dall’acqua, tufo che è stato modellato nel secoli dal mare, dal vento e dall’uomo.

Avvicinandosi al porto si nota subito come quest’ultimo fu ricavato dalla roccia per mano dei romani, interamente creato dal nulla, come una grande scultura più aggrappata fermamente alla terraferma che protesa verso il mare.

Ventotene

Ventotene

Entrando nel porto, sulla destra, ci si imbatte nel suggestivo promontorio di Punta Eolo, dove si estendono i resti di Villa Iulia, una delle testimonianze dei capitoli più bui del passato di Ventotene, isola amata da quelli che vi trovavano un approdo sicuro come terra di passaggio ed odiata con la stessa intensità dalle tante donne – considerate libertine, scomode o pericolose – che durante l’Impero Romano la scoprirono, invece, come terra d’esilio. Una struttura imponente quella di Villa Iulia, di cui ancora si riconoscono i giardini e i cortili, le stanze e i bagni termali; come la Cisterna di Villa Stefania e quella dei Detenuti, anch’esse di epoca romana, sono ancora intatte e ricche di segni della presenza dell’uomo, tra cui dipinti, edicole votive, firme e graffiti.

Appena oltre il porto, ci si imbatte in un’altra opera dell’ingegneria romana: le peschiere e il murenaio, vasche di tufo utilizzate all’epoca per l’allevamento delle murene e delle spigole che garantivano il costante approvvigionamento di pesce fresco agli abitanti dell’isola. Oggi, invece, rappresentano uno dei luoghi più incantevoli dove godere delle acque cristalline che abbracciano Ventotene, in una sorta di piscina archeologica.

Ventotene

Ventotene

Ventotene

Dal porto, grazie alle rampe di epoca borbonica si sale verso piazza della Chiesa, nel borgo antico, dove una ragnatela di vicoli si dirama, costeggiando le casette colorate volute dal re di Napoli Ferdinando IV, tutte unite tra loro come a voler formare grappoli d’uva.

La maggior parte degli accessi al mare si può raggiungere facilmente a piedi, quello stesso mare che si insinua nell’isola scavando veri e propri canali rocciosi, oppure si lascia avvolgere da strapiombi della costa a picco, che accolgono incantevoli calette dalla sabbia scura.

Dagli scogli alla sabbia fine, lungo il perimetro irregolare dell’isola le caratteristiche calette incastonate nel tufo sono diverse, incorniciate da una vegetazione ricca di acacie, agavi, fichi d’India e mirto.

Cala Nave la si raggiunge attraversando il Porto Romano e costeggiando poi le numerose grotte scavate nel tufo, un tempo utilizzate dai pescatori come magazzini per le reti: con l’isola di Santo Stefano all’orizzonte, un alto faraglione alla sinistra e un piccolo isolotto al centro della baia, questo luogo è considerato da molti il più bello dell’isola.

Cala Rossano, invece, la troviamo in prossimità del porto nuovo e si presenta come una spiaggia più tranquilla e meno affollata di Cala Nave.

La piccola insenatura di Cala Battaglia, con le sue pareti rocciose dall’apparenza piuttosto inospitale, è, invece, molto probabilmente una delle cale più suggestive. Come lo è Parata Grande, un piccolo gioiello a cui si accede da una lunga e panoramica scalinata: da qui lo spettacolo al tramonto è assicurato.

Ventotene

Ventotene

Se poi si dispone di una barchetta o semplicemente di una canoa, le possibilità di raggiungere calette ancora più selvagge e nascoste si moltiplicano.

Ma una cosa accomuna tutti questi posti: un mare cristallino, dai fondali ricchi di varie specie marine e di vecchi relitti che fanno la felicità degli appassionati di snorkelling e diving.

Ho provato a raccontartelo attraverso le parole e le foto, ma è davvero difficile comprendere per chi non ci è mai stato come questo piccolo lembo di terra vulcanica possa contenere così tanta ricchezza.

Post in collaborazione con TraghettiPer.it.

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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2 thoughts on “Ventotene, l’isola che dona più di ogni cosa

  1. L’avevo presa in considerazione due anni fa per le vacanze estive con i miei, poi per una serie di coincidenze (e anche perché non conoscevo nessuno che potesse dirmi se valeva la pena di andarci) ho preferito Ischia. Devo dire che mi ricorda un pochino Procida, con questi colori!

    1. Anche a me ricorda molto Procida ed è molto simile per la tranquillità e il relax che offre. Come si, vale assolutamente la pena andarci: il massimo è farlo in barca, includendola in piccolo tour delle isole ponziane!


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