Polemiche e presepi

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Oggi sono in vena di polemiche, perdonatemi, ma quando leggo certe cose rabbrividisco, mi faccio domande e mi riempio di “ma”. Non sono atea, per alcune cose posso essere considerata anche una nostalgica, ma non tollero i paletti mentali giustificati da – discutibili – sani principi.

Qualche ora fa sono incappata su Facebook sul post di una donna che gridava allo scandalo per la decisione presa dalla preside di una scuola della sua città di non fare il presepe all’interno dell’istituito quest’anno .

In men che non si dica, decine di persone si sono unite al coro degli indignati, per il mancato rispetto delle nostre tradizioni e nei confronti di chi crede veramente. Qualcuno ha aggiunto che ci stiamo facendo togliere proprio tutto da questi stranieri e che, se invece siamo NOI ad andare nei loro paesi, siamo NOI che ci dobbiamo adeguare.

La mia prima domanda: Ma per “loro paesi” cosa si intende? L’Inghilterra Anglicana, la Svizzera Calvinista, l’India Induista, il Giappone Scintoista o molti credono che solo nei Paesi Arabi hanno una religione diversa dalla nostra?

Perché a me risulta che in qualsiasi altro Paese al mondo, se non segui le regole vieni punito, più o meno severamente, anche in quelli non famosi per l’estremismo religioso. Tralasciando i divieti assurdi della Singapore Buddista, di cui ho già parlato qui, non so quanto si possa essere d’accordo sul divieto canadese di tagliare l’erba del proprio giardino se sta piovendo, o quello danese di scegliere un nome per il proprio bambino diverso da quelli contenuti in una lista stabilita, o quello svizzero di tirare lo sciacquone dopo le 22, o quello vigente in Maine che prevede una multa se dopo il 14 gennaio non si sono tolte le decorazioni natalizie. Ma sono convinta del fatto che in tutti questi paesi nessuno si verrà a lamentare se in una scuola internazionale si parla principalmente inglese e non solo la lingua del posto.

Tra i vari commenti di commiato per l’estinzione del presepe, a chi ha fatto notare che l’Italia è un paese laico, cosi come la scuola  pubblica, è stato risposto che probabilmente viene da un altro pianeta, o non vive in Italia o non subisce quotidianamente soprusi a causa di questi stranieri.

La mia seconda domanda: Perpetrati da chi? Ma non vi fa incazzare il fatto che ogni mese dobbiate fare la colletta per contribuire alle spese gestionali della scuola e mettere un rotolo di carta igienica nello zaino dei vostri bambini perché la scuola non può permettersi di comprare nemmeno quelli? E la colpa di chi? Degli stranieri che vanno troppo spesso in bagno?

La scuola deve insegnare anche ciò che i genitori non riescono a trasmettere, compresi i principi religiosi.

La mia terza domanda: Ho sempre pensato che la prima scuola di vita fosse la famiglia e che certi discorsi fatti in casa ci mettono due secondi a sgretolare gli insegnamenti di una brava maestra. Ma se si tratta di principi religiosi, perché non parlare allora di tutte le religioni, come in geografia si studiano tutti i paesi del mondo?  Perché non dare la possibilità ai bambini di scoprire la diversità e la bellezza che si cela dietro questa? Perché non dar loro la possibilità di insegnarci qualcosa attraverso la loro visione del mondo scevra da pregiudizi?

Infine si è aggiunto il commento di una donna in pena per la difficoltà di una madre nel dover spiegare il motivo per cui quest’anno non si farà il presepe all’interno della scuola.

La mia quarta domanda: Mi sfugge davvero il motivo di tale imbarazzo. Non sarebbe bastato rispondere che la preside, che ha avuto il coraggio di prendere una decisione impopolare rischiando di scontrarsi con frotte di mamme inferocite, ha riaffermato la laicità della scuola pubblica italiana nel rispetto dell’eguaglianza di tutti, anche degli anglicani, dei calvinisti, degli induisti e di tutti gli altri, mettendo in pratica proprio quei principi cristiani che la nostra religione sta cercando di insegnarci da più di 2000 anni?

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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6 thoughts on “Polemiche e presepi

  1. Io atea convinta, non credo in niente.
    Due cose pero’ ti voglio dire:
    1) Che mi piace il rito (ma non quello che c’e’ dietro), lo vedo come una coccola e da quando sono qui: mi rendo conto che il presepe mi manca! Cosi’ come mi manca il monumento antico o il sampietrino. 🙂
    2) Proprio ieri leggevo un’esaurita che lamentava che il figlio non avesse mangiato il pasto europeo alla mensa della scuola.
    In pratica il comune di Roma ha previsto che 3 pasti al mese strizzino l’occhio ad altre culture e ieri, TERRIBILE, c’erano salsicce e puree di carote.
    Altre mamme l’hanno presa per matta esaurita (ci sono le parole, usiamole :D) ma qualcuno ha usato la terribile frase “MA NOI ABBIAMO LA MIGLIOR CUCINA AL MONDO!” e ovviamente e’ tutta colpa degli stranieri.
    Il menu’ in questione strizzava l’occhio all’OLANDA, ora non so quanti immigrati dall’Olanda questi signori abbiano visto… XD XD

    Comunque si sta meglio all’estero, si sta meglio in mezzo alla diversita’, si sta meglio in mezzo alla cultura vera (non solo le macerie antiche).

    1. Probabilmente questa mamma preferisce che il figlio, quando sarà grande e viaggerà, vada alla ricerca di un ristorante italiano all’estero..
      Ironia a parte, a volte si assiste a scene davvero tristi.. quanta chiusura mentale c’è ancora.


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