Islanda: primi appunti di strada

Ad un giorno dal rientro dal mio viaggio in Islanda mi ritrovo a rileggere la mia agendina piena di appunti, frasi da decifrare e pensieri sparsi, chiedendomi da dove iniziare a scrivere. Dalla calligrafia riesco a ricordare dove abbia scritto quelle parole, i segni squadrati e calcati sul foglio durante un sobbalzo di strada sterrata o i caratteri morbidi e arrotondati di una lineare lingua d’asfalto, e il mio stato d’animo, fra annotazioni frettolose per non rubare troppo tempo a quel che c’era al di la del finestrino o pensieri più completi durante un lungo spostamento senza soste.

Temo che questo mio primo post verrà fuori come un frullato di pensieri, nati proprio durante i 4.000 chilometri percorsi durante i quali io e Mister ci chiedevamo a vicenda “Cosa hai capito dell’Islanda finora?”, in attesa che gli stessi si rimettano in ordine nella mia testa e ne esca qualcosa di più ordinato per me e utile per voi.

Islanda_fiore

L’Islanda è terra di elfi, di troll e di fate ai quali, dopo un po’, ho iniziato a credere anch’io; di pescatori coraggiosi e leggende tramandate; è terra di acqua, tantissima acqua, che si muove in fiumi potenti, in placide lagune, in rivoli delicati che venano i fianchi delle montagne o si gettano fragorosamente in una cascata, ma anche di acqua che trasuda dalla terra ad ogni passo tra l’erba alta o che scende insistentemente dal cielo quando meno la vorresti.

L’Islanda riempie gli occhi di tanta bellezza che si srotola camaleonticamente ad ogni chilometro e che a fine giornata regala sonni tranquilli; è terreno fertile per viaggiatori imperterriti che sfidano le intemperie  in sella ad una bicicletta, ma anche di attrazioni alla portata del viaggiatore più pigro; è un’isola che regala tramonti con parsimonia, ma quando decide di farlo, infuoca il cielo con colori esasperati e tu ringrazi di trovarti d’estate a due passi dal circolo polare artico per questo spettacolo infinito.

L’Islanda è un’isola che fa viaggiare indietro nel tempo, fino alla preistoria, e dentro il set cinematografico di un film fantasy di successo; si trova a cavallo di due continenti e non assomiglia né all’uno né all’altro, può ricordare vagamente un altro luogo visitato, ma manterrà sempre la sua unicità.

Islanda_Grenevik

Ma tornando alla domanda di prima, cosa ho capito dell’Islanda?

on-coffee gli islandesi, esseri mitologici quasi quanto il popolo nascosto,  quando li incontri sono capaci di gesti di generosità inaspettata.

on-coffee specialmente al nord e lungo la costa, può esserci un vento che sposta anche un SUV da 3 tonnellate – ma non le pecore -. Massima attenzione quando si apre la portiera della macchina: potreste dover andare a recuperarla sotto ad una cascata.

icon-coffe le targhe islandesi sono il top.

icon-coffe programmare accuratamente un itinerario è una perdita di tempo: una buona parte dello stesso verrà stravolto strada facendo, perché non si può mai prevedere quanto la natura possa rapire la nostra attenzione con la semplicità di un paesaggio e far passare in secondo piano la cascata più alta d’Islanda, meta della giornata.

icon-coffe le pecore sono gli animali più audaci in assoluto, almeno in Islanda: le trovi abbarbicate sulle pendici più estreme, nelle lande desolate battute dal vento e in fondo alle cascate.

icon-coffe le distanze in chilometri sono relative, perché sono le condizioni delle strade e il tempo – mutevole e imprevedibile – a decidere in quanto tempo si arriverà a destinazione.

icon-coffee è più facile incontrare una chiesa che una casa: sono onnipresenti un po’ come le pecore.

icon-coffee le pecore – ancora loro, si – vanno a gruppi di 3: non si sa secondo quale legge cosmica o istinto animale, ma non vedrete mai 1, 2, 4 o 5 pecore. Saranno sempre 3, anche quando inizialmente è visibile solo una: le altre 2 sono in agguato nell’erba alta.

Islanda_pecore

icon-coffe per muoversi nei circuiti meno battuti molto spesso la ricerca per indirizzo con l’uso combinato del navigatore e di una mappa cartacea non riesce a portare a destinazione: tra omonimie varie (Skogar, per esempio, lo abbiamo contato almeno 4 volte), strade secondarie e spazi desolati, l’unico modo sono le coordinate GPS.

Qualcuno dice che esiste il Mal d’Islanda. Io non so ancora dirvelo: di solito il mio cuore si innamora di terre battute dal sole dell’estremo sud del mondo, ovviamente non solo per questioni climatiche, ma posso dirvi che, ancor prima di risalire sul volo per tornare a casa, ci siamo promesse di rivederci ancora.

 

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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6 thoughts on “Islanda: primi appunti di strada

    1. Grazie Monica!
      Un vento cosi non l’avevo mai sperimentato prima: in alcuni momenti ho pensato di volare via.. e non solo di certo un fuscello!


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