Gruyères: tra musei, fondue e meringhe

Week end dell’Epifania. Decidiamo di risalire mezza Italia e scavalcare le Alpi in macchina per accompagnare Mister a Ginevra e poi riscendere – io – a Roma in aereo, insieme ai nostri altri due compagni di viaggio.

Abbiamo solo 2 giorni a disposizione per mostrar loro il meglio della Svizzera Romanda e, pertanto, optiamo per le tappe che per noi sono irrinunciabili se ci si trova da queste parti: Montreux, per una passeggiata serale sull’elegante promenade che costeggia il lago fino al vecchio mercato coperto; Château de Chillon, per qualche scatto al castello alla luce del tramonto; e una fondue doc per pranzo, li dove il formaggio coi buchi ha avuto i natali, Gruyères.

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Gruyères è un paesino di 1.600 anime del cantone di Friburgo, ad un centinaio di chilometri da Ginevra, che si erge a 800 metri su di uno sperone roccioso e domina la valle del fiume Sarine.

I suoi edifici medievali e rinascimentali sono raccolti all’interno di bastioni e si affacciano su una pittoresca piazzetta ciottolata, dalla forma allungata, che invita a proseguire verso l’estremità sinistra, dove troneggia l’imponente Castello.

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Il Castello risale al XIII secolo ed è attualmente un museo che illustra otto secoli di architettura, storia e cultura regionali (biglietto: 10 CHF, orari: da aprile ad ottobre dalle 9 alle 18; da novembre a marzo dalle 10 alle 16.30).

Seguendo il sentiero sulla sinistra del cancello, è possibile percorrere tutto il perimetro del Castello stesso, regalandosi magnifiche viste panoramiche sulla campagna circostante: già da quando si è in prossimità di Gruyères ci si rende conto di essere in quella Svizzera fatta di colline innevate, fattorie con le mucche e steccati di legno, che corrisponde esattamente al nostro immaginario.

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Nel vicino -altro – piccolo Castello di St. Germain, si trova il Museo H. R. Giger, che espone la fantasiosa arte del Premio Oscar, creatore svizzero di Alien.

Di fronte, si trova il sempre affollato Giger Bar, i cui interni e menu sono in perfetto stile Alien.

Infine, al centro del paese è situato il Museo del Tibet, che ospita più di 300 fra sculture, quadri e opere rituali buddisti provenienti da diverse regioni dell’Himalaya.

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Finito il giro paesaggistico-culturale, decidiamo che è arrivato il momento di portare a termine la vera missione che ci ha portato a Gruyères. Ci rintaniamo, quindi,  alla Maison des Traditions  che ci accoglie nel calore della sua saletta rivestita di legno con una bellissima vista sulla vallata e l’odore tipico di un luogo dove si produce e serve formaggio dalla mattina alla sera e che mi costringe, quindi, a trattenere il respiro per qualche secondo.

Superato il primo momento di difficoltà da persona avversa tutto ciò che ha odore e sapore di formaggio – ma a cui ero comunque preparata essendo  già alla seconda visita – sono pronta a riscaldarmi lo stomaco con una deliziosa zuppa del giorno, assaggiare con qualche titubanza la fondue e dare libero sfogo alla mia voglia di meringa con crème double.. che mi terrà sazia per i due giorni a seguire.

 

Gruyères è chiusa al traffico. Si può lasciare la macchina al parcheggio gratuito che si trova sulla destra arrivando proprio sotto le mura del paese, per poi salire a piedi lungo il ripido sentiero che ha inizio dall’altra parte della strada. Altrimenti si può tentare la fortuna, proseguendo oltre verso sinistra, per cercare un posto nel parcheggio più piccolo appena fuori il paese, che vi risparmierà la fatica della salita.

A prescindere da dove lascerete l’auto, indossate scarpe comode: le salite e le discese e i ciottoli di Gruyères metteranno comunque a dura prova i vostri piedi.

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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