Ok, annotato. Ci si torna più in là.

Un paio di week-end fa ci siamo avventurati nella zona dell’Oberland Bernese per mostrare ad una coppia di amici, venuti a trovarci dall’Italia, una Svizzera diversa da quella dei dintorni di Ginevra.

Volevamo mostrar loro la Svizzera che più incarna i paesaggi del nostro immaginario, quella delle casette di legno intagliato, con i tetti spioventi che quasi toccano quasi a terra e la legna per il camino accatastata nei sottoscala; quella dei fiori alle finestre, i fienili solitari negli immensi spazi aperti e le montagne innevate che si innalzano prepotenti su campi ormai quasi del tutto liberi dalla neve, nei quali si vedono spuntare già le prime pulsatille.

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Panorami e natura erano quindi il nostro movente, stabilendo come tappa imprescindibile Interlaken, per poter salire sull’Harder Kulm e guardare giù dalla terrazza panoramica l’intera città custodita dai laghi Brienz e Thun.

Ma il tempo non è stato per niente clemente e, nonostante la temperatura gradevole e il sole alto in cielo, c’era una foschia impenetrabile e fastidiosa che schermava la bellezza di questi posti e a ciò si è aggiunta l’amara scoperta che marzo non è ancora il mese giusto per alcune delle attività che non richiedono sci o ciaspole ai piedi, precludendoci la possibilità di portare a termine il nostro piano.

Ma andiamo per ordine.

Dopo un breve tratto di strada che si snoda tra le montagne, seguendo il percorso di un fiume e tagliando a metà un paio di paesini tipici che ci lasciano letteralmente estasiati, la prima tappa è stata Lauterbrunnen, dove volevamo ammirare 1 delle 42 cascate presenti in zona. Qui il nostro compito è stato abbastanza facile: il salto d’acqua lo si vede non appena si entra in paese e il primo impatto fa un certo effetto, nonostante in questo periodo non sia al pieno della portata. Ma una volta giunti vicino alla sua base, scopriamo che dobbiamo limitarci a guardarla da sotto poiché il sentiero che permette di avvicinarsi e raggiungere una certa altezza nei mesi invernali è chiuso e riapre in aprile.

Lauterbrunnen

Lauterbrunnen 1

Lauterbrunnen 2

Ok, annotato. Ci si torna più in là.

Ci rimettiamo in macchina alla volta di Interlaken dove, dopo aver fatto la passeggiata di rito lungo l’Aare, ci attende un’altra brutta sorpresa: anche l’Harder Kulm riapre ad aprile. L’unica alternativa è raggiungere la terrazza panoramica a piedi seguendo il percorso attraverso il bosco: tempo stimato di percorrenza 2 ore e 20. Non riteniamo che sia una valida alternativa, nonostante le scarpe da trekking ai piedi, e, quindi, decidiamo di consolarci con un Rösti gigantesco e una pinta di birra.

Rosti

Ok, annotato. Ci si torna più in là.

Altro giro, altra corsa. Decidiamo di dirigerci verso Thun, percorrendo la Staatsstrasse, una strada panoramica che costeggia il Lago di Thun, tra terrazzamenti, casette di legno che sembrano galleggiare sull’acqua e tunnel scavati nella pietra viva: una vista mortificata da quell’odiosa foschia impenetrabile e fastidiosa che è sopravvissuta tutto il giorno alle nostre maledizioni.

Lungo la Staatsstrasse ci imbattiamo in St. Beatus-Höhlen, quella che inizialmente ci sembrava essere giusto un’imponente cascata che vien giù dal Massiccio del Niederhorn – la foto purtroppo non rende l’idea dell’effetto che fa a guadarla dal basso -, in un gioco di livelli, laghetti e scale che si arrampicano fino su in cima, ai piedi di un ristorantino.

Scopriamo poi che in realtà quel luogo segna una tappa del Cammino di Compostela per i pellegrini diretti a Santiago dal Nord Europa e custodisce una leggenda legata ad un monaco itinerante – St. Beatus, per l’appunto – ed un drago e un susseguirsi di grotte e cascate sotterranee, che sono visitabili però a partire dal weekend successivo.

St. Beatus

St. Beatus 1

Ok, annotato. Ci si torna più in là.

Dopo qualche chilometro, poco prima di arrivare a Thun, la nostra attenzione viene attirata dal tetto di un castello nascosto tra le case e, in particolare, da una guglia il cui rivestimento è così lucido da sembrare fatto di squame di serpente.

Parcheggiamo vicino al molo e da lì la vista è semplicemente favolosa: è il Castello di Oberhofen, con il suo mastio imponente, i battenti zebrati, la torretta sul lago e i suoi ampi e silenziosi giardini all’inglese che si sviluppano lungo la riva. Unica nota stonata è il ristorante dall’architettura estremamente moderna presente all’interno delle mura del castello, ma che è visibile anche da fuori, rovinando un po’ il quadro d’insieme.

Le visite al castello sono possibili da maggio.

Oberhofen

Oberhofen 1

Ok, annotato. Ci si torna più in là.

Ed infine siamo a Thun, un graziosissimo paesino fatto di vicoli lastricati e negozi su diversi piani che creano terrazzini comunicanti tra di loro, ristorantini e caffè lungo l’Aare pieni di vita, il fiabesco Castello Zähringen da raggiungere dalla piazza del Municipio – la Rathausplatz – attraverso una ripida scalinata lungo le mura e quello elegantissimo di Schadau sulla riva meridionale del lago, dove aspetteremo che faccia buio prima di riprendere la strada di casa.

Thun

Thun 5

Thun 4

Thun 3

Thun 2

Thun 1

Thun 6

E adesso voliamo insieme per qualche minuto sui due castelli più belli incontrati lungo il tragitto..

 

 

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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