Aria

Il caffè di stamattina è uno dei più dolci che abbia bevuto negli ultimi 8 anni.

Ieri sera, quando sono andata a dormire, nel rituale che seguo meccanicamente tutte le sere nei giorni feriali – dare la buonanotte a Caramello ed accompagnarlo fuori in balcone, struccante, doccia, telefonata a Mister – ho saltato un passaggio: non ho puntato la sveglia. E non che me ne fossi dimentica, non ce n’è stato bisogno. Mi sono svegliata quando il mio corpo ha ritenuto che avessi dormito abbastanza, con il sole già alto e un intenso via vai dal supermercato sotto casa.

Ho lasciato entrare Caramello in casa, che mi ha dato il buongiorno girandomi attorno con la codina all’insù come fa sempre quando è allegro, e ho messo la moka sul fuoco. Dopo qualche minuto la casa profumava di caffè e l’aroma ha iniziato a solleticare i miei sensi. Ho versato la miscela fumante nella tazza e ne ho respirato il profumo, chiudendo per un secondo gli occhi, prima di sorseggiarla lentamente, comodamente seduta sul divano, con la finestra aperta per far circolare aria nuova e far entrare il tepore del sole, il quale si posizionava lentamente davanti al mio terrazzo, illuminando totalmente la stanza.

Ho sorriso, perché nell’ultimo anno ho vissuto questa situazione nella mia testa tutte le mattine mentre mi chiudevo la porta di casa dietro le spalle.

Mentre oggi è reale e il peso che ho avvertito in quei giorni adesso sta lasciando piano piano il posto a una sensazione di leggerezza. Serenità. Pienezza.

Sono dove voglio essere in questo momento e mi sento di nuovo padrona del mio tempo. E’ una sensazione strana, quasi nuova, quella di avere tanto tempo a disposizione: la mente si affolla di così tanti pensieri, tanti progetti, che si rischia di rimanere paralizzati a pensare, in preda alla confusione.

Gli ultimi due giorni sono stati pesanti, emotivamente pesanti, e mi hanno sconquassato il cervello più di un giorno di lavoro intenso. Salutarsi, dirsi addio, o forse solo arrivederci, non è semplice, nemmeno quando è quello che più si desidera al mondo. Liberare la scrivania, svuotare i cassetti, lasciare i propri oggetti a qualcun altro, provoca un senso di smarrimento che fa perdere per un attimo l’equilibrio della propria convinzione.

Perché, per quanto uno abbia voglia – una voglia che ad un certo punto diventa necessità fisica e mentale – di cambiare direzione, continuare a percorrere la stessa strada senza una data di scadenza fa sentire sicuri; la routine diventa una coperta, a volte ispida e soffocante, ma che ci riscalda e, apparentemente, ci tranquillizza, non ci fa porre quesiti scomodi e non ci mette davanti allo specchio a far i conti con la nostra coscienza.

L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza.

Freud 

Come tranquilli sono stati alcuni sguardi che mi sono stati rivolti in questi giorni – mentre la notizia dilagava inesorabilmente lungo i corridoi – seguiti da sorrisi entusiasti. Occhi lucidi e sgranati. Tanti altri erano carichi di sorpresa, alcuni preoccupati, altri ancora nascondevano un rammarico, vicino quasi al rimprovero. Ho ricevuto sorrisi incoraggianti e abbracci calorosi; sono stata coccolata dall’amicizia e stropicciata fino alla fine da chi ne aveva il potere, fino a ieri sera.

“La vita è una sola” é stata la cosa più bella che mi sono sentita dire. E questa frase é così banale che spesso ce ne dimentichiamo. Io non ho dimenticato di avere un mutuo sulle spalle e un lavoro sicuro e ben pagato, ma non ho nemmeno dimenticato che, di tanto in tanto, ho bisogno di aprire le finestre e far entrare aria nuova.

Rimescolare le carte e riniziare il gioco: era troppo tempo che giocavo nello stesso ruolo e non mi divertivo più. Non sto rincorrendo il sogno di aprire un chiosco su una spiaggia in un paese tropicale o di diventare vice presidente di una società, come qualcuno mi ha augurato; sto seguendo solo me stessa, la voglia di cambiare registro, il bisogno di rimpossessarmi del mio tempo e della libertà di scelta, e, soprattutto, la voglia di vivere accanto all’uomo che ho scelto. La passione per il mio lavoro mi ha trattenuta in Italia quando dovevo decidere se restare o ripartire per Londra, la perdita di quella passione mi ha spinto a scegliere di ripreparare la valigia e partire.

Eccitazione, paura, smarrimento, esaltazione, soddisfazione, forza, curiosità e voglia di scoperta sono le emozioni che ho provato in questi ultimi giorni. Quelle stesse emozioni che si provano all’inizio di un nuovo viaggio, di un nuovo percorso, e per le quali vale la pena vivere.

TrenoStamattina non sono salita sul treno che negli 8 anni mi ha portata a Roma, tra ritardi, sporcizia, caos ed esasperazione. Stamattina ho lasciato che quel treno passasse davanti casa mia senza corrergli dietro, ho lasciato che fosse qualcun altro a salirci al posto mio, sgomitando per un posto a sedere.

Iniziare un nuovo cammino ci spaventa,

ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi.

 Roberto Benigni

É la frase che ho letto qualche giorno fa entrando nel supermercato sotto casa e mi ha strappato un sorriso, mi ha dato una pacca virtuale sulla spalla.

Io rimango ancora qualche minuto qua. Con la tazza del caffè vuota tra le mani, a guardare il sole che illumina il terrazzo, e la finestra aperta, in questo mercoledì feriale che é tutto mio.

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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8 thoughts on “Aria

  1. Trovo molto di quello che è successo a me tra le tue righe. Quando ho trovato il mio lavoro attuale e il mio fidanzato stavo pensando di trasferirmi all’estero, e ho lasciato stare. Chissà se un giorno farò la scelta che stai facendo tu adesso 🙂 in ogni caso in bocca al lupo!

    1. Se te lo chiedi è perché, probabilmente, il pensiero ti bussa ancora alla porta. Magari un giorno deciderete di farlo in due, che è decisamente molto meglio!
      Crepi il lupo!

  2. Bellissimo post !
    Mi ritrovo molto nelle tue parole, nel desiderio di cambiare, nel capire e giustificare quanto sia più sicuro restare sullo stesso sentiero.
    Io quel sentiero sicuro lo sopporto per i miei cari, una sorta di sacrificio che devo loro per ringraziarli di quanto hanno fatto prima per me.
    Chissà se un giorno troverò la forza per cambiare o se sarà troppo tardi…
    In bocca al lupo !
    Max

    1. Ti capisco molto bene, Max.
      La sensazione di “fare un torto” ai miei cari quando mi trasferii a Londra anni fa ce l’avevo addosso quasi tutti i giorni. Stavolta fortunatamente è diverso, siamo tutti più sereni.
      Chissà dai.. e poi non credo che arrivi il punto in cui ormai è troppo tardi.
      Crepi il lupo!

      1. No, speriamo che il lupo campi… 😉
        Leggo finalmente su facebook che si sta diffondendo il motivo per cui si augura “in bocca al lupo”
        Lo avevo letto sul sito LAV molti anni fa… una sorta di augurio di salvezza. 😀


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