#NeVadoFiero, il mio approccio alla vita di tutti i giorni

#NeVadoFiero, un tormentone nato dal blog di Stefania Pozzi e diffusosi viralmente su Twitter e nella blogsfera, è atterrato anche su Senza Zucchero, grazie ad una nomination tanto attesa, che peraltro è arrivata da due blogger davvero speciali: Daniela Gallucci di Malaikatravel, che seguo con passione dal mio arrivo su WordPress – sarà per l’amore per il Kenya che ci accomuna, la sua vita da expat che mi ricorda la mia esperienza londinese o per la sua fantastica famiglia multiculturale che ammiro, ma per me ormai è come un’amica – e Sara Ludovico di  VagabondaMente – la quale mi incanta ogni volta con la delicatezza e la poesia che mette in ogni suo post.

I miei #NeVadoFiero più che azioni quotidiane sono tre caratteristiche della mia personalità che si riflettono sulla vita di tutti i giorni:

Non conosco l’indifferenza, è più forte di me, non riesco a far finta di niente ed ignorare fatti e persone. E questo non riguarda solo i rapporti personali, d’amicizia, – i quali non vengono sfiorati da un certo tipo di riflessioni – ma i rapporti di lavoro – in un lavoro che non appassiona più – e i contatti con persone che nemmeno conosco.

Anche quando l’orgoglio cerca di bussare alla mia porta, le circostanze richiederebbero un pizzico di amor proprio in più a tutela dell’interesse personale, non riesco a tirarmi indietro, a far finta di niente e ritrarre la mano. Soprattutto nei momenti di stanchezza, quando ho l’impressione che la mia vita personale ci stia rimettendo, il tempo per me stessa mi stia scivolando tra le dita e non riesco a dedicarmi come vorrei alle cose che mi appassionano, mi capita di fermarmi a pensare, fare mille ragionamenti e iniziare un’opera di autoconvincimento: è arrivato il momento di tirarsi fuori, lascia per una volta che siano gli altri a.. Ma tanto alla fine non ce la faccio e continuo a tenere i remi fuori dalla barca e a remare a più non posso: mi lascio coinvolgere dalle situazioni anima e corpo, accollandomi responsabilità che vanno oltre al mio ruolo.

E quindi eccomi a perdere il treno e rimanere bloccata a Termini per un’ora per essere rimasta in ufficio a rispondere all’ultima domanda del neoarrivato, a lavorare a quattro mani su un’attività non mia, a ritrovarmi guida di carovane di turisti diretti alla fermata della metro più vicina, a dare informazioni anche a chi non le ha chieste a me. Ma alla fine della giornata, quando il neoarrivato, dopo averlo rimbambito di spiegazioni, mi saluta dicendo “grazie di esistere..” mi esplode il sorriso, mi sento felice e torno a casa con un senso di leggerezza addosso.

Credo fermamente in quello che faccio e cerco di avere sempre un approccio positivo, trasmettendo positività. Convivo dalla nascita con inclinazioni caratteriali opposte, divisa tra un gemello buono e uno cattivo, uno riflessivo e l’altro impulsivo. Passo dall’analizzare minuziosamente alcune situazioni prima di prendere una decisione, all’arrivare al dunque su due piedi e stravolgere la mia vita. Sia nell’uno che nell’altro caso, a decisione presa, non mi lascio scoraggiare e ci credo fino in fondo, fino alla fine, anche quando lungo il percorso si presentano delle difficoltà. Ma la vita è un gioco, è una sfida, e se non siamo noi i primi a credere in quello che facciamo non vinceremo mai la partita.

Quindi mi sono presa circa 5 secondi di tempo per riflettere quando Mister mi ha chiesto cosa ne pensassi della proposta ricevuta di seguire l’avviamento di una start-up a Ginevra. Su certi treni ci si deve saltare di corsa e a piedi uniti: non era certo la quotidianità desiderata da una coppia che ha appena deciso di andare a vivere insieme, ma è stato lo spunto per una vita, indubbiamente più complicata, ma anche più ricca di soddisfazioni, che ci ha uniti nonostante le distanze in un gioco di squadra per un progetto comune, e che in un prossimo futuro potrebbe avere dei risvolti finora inaspettati – realizzando a questo giro un mio sogno segreto– ma al momento non diciamo nulla e incrociamo le dita!

Il rispetto per le cose che non mi appartengono (perché, come direbbe Mister, con quelle che mi appartengono sono un terremoto). Ma qui non parliamo solo di oggetti, di cose prestate, che con ansia non vedo l’ora di restituire, ma in senso più ampio, anche di luoghi e di persone: sia nei rapporti con le persone sia nei luoghi diversi da quelli in cui vivo, cerco di non imporre la mia presenza, di non incrinare gli equilibri,  di passare lasciando meno tracce possibile, di rispettare gli spazi e le usanze altrui.

Adesso passo il testimone ad altri tre viaggiatori, che secondo me hanno molto da raccontare, più di quanto già facciano, e che spero vorranno afferrare:

Paco di PACOINVIAGGIO perché oltre a viaggiare in tutti i sensi ed essere un narratore poliedrico che non tralascia mai di raccontare delle persone che incontra lungo il cammino e le proprie emozioni, subisce il fascino segreto dell’Afghanistan come me.

Tina Di Benedetto di  Viaggio in Progress perché è una di quelle persone che riescono a rendere “viaggio” anche una semplice passeggiata per le strade di Roma e lo racconta con foto fantastiche.

Gabriella Di Lorenzo di Il canto della Ciminiera expat romana che nel suo blog racconta i suoi stati d’animo e le giornate in quel di Losanna e che ho scoperto da poco proprio grazie a questo affare svizzero che abbiamo in comune.

Anche se le nomination previste sono solo tre, tra le mie scelte sarebbe rientrata anche Daniela di Storie di Viaggio, viaggiatrice solitaria amante dei gatti, ma lei è una tosta e senza fronzoli, quindi ha già fatto tutto da sola!

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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10 thoughts on “#NeVadoFiero, il mio approccio alla vita di tutti i giorni

  1. Tre spunti molto interessanti. In particolare sono anche io ‘schiava’ del primo e capisco perfettamente il terzo.
    Sono modi di fare appresi da bambine, qualcosa che diventa naturale e che si cerca anche negli altri. Sono felice di averli trovati in te…

    Ti abbraccio.

    A presto,
    Elena

    1. E’ vero, sono comportamenti che probabilmente abbiamo ereditato e sarebbe contro natura forzarsi ad agire in modo diverso. Grazie Elena, ricambio l’abbraccio! un bacione 🙂


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