Camargue: il mio itinerario nella terra del sale

Riserve naturali, paesini piccini dalle case in pietra color miele e le imposte colorate, distese di fenicotteri rosa, acqua salmastra dalle sfumature lilla e cremisi.

Una terra nel Vecchio Continente che mantiene ancora un po’ di anima selvaggia ed abbraccia le saline più grandi d’Europa. Un pezzo di Francia dalle influenze gitane e spagnole, ma che mi ha regalato continui deja-vu dell’Italia, con i suoi ciliegi in fiori, le chiesette di campagna e i ritmi rilassati di un caffè con vista mare.

Quello in Camargue era un viaggio che avevo in mente da un po’ di tempo ma che ho sempre rimandato in attesa di un ponte lungo che finalmente è arrivato a Pasqua.

L’itinerario che ho disegnato è all’insegna di storia e natura, seguendo gli highlight principali della regione, come Avignone, Nîmes, Aigues-Mortes, Saintes-Maries-de-la-Mer e Salins de Giraud. Ho posticipato, invece, l’esplorazione dei luoghi più iconici della Provenza ad un secondo momento, che sarà probabilmente d’estate, quando la lavanda è in piena fioritura.

Abbiamo dormito in un paio di posti davvero carini: una vecchia drogheria del paese di Boulbon, trasformata in un boutique hotel, e in un’ex bigattiera del 1750, restaurata nel tipico stile provenzale a Robion en Luberon, ma ti darò tutte le informazioni in un post a parte.

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Camargue: il mio itinerario nella terra del sale.

Camargue: il mio itinerario nella terra del sale

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1° giorno: Ginevra – Avignone – Boulbon

Affacciata sul Rodano, stretta da mura possenti e punteggiata di viuzze tortuose e piccole piazzette all’italiana, il fulcro della bellezza di Avignone è l’imponente Palazzo dei Papi, il più grande edificio gotico d’Occidente. Anche se spogliato nei secoli dei suoi arredi, il Palazzo dei Papi resta una meta imperdibile di Avignone: la visita svela più di venti ambienti, dal chiostro alle diverse sale di ricevimento, tra i quali spiccano gli appartamenti privati del papa con gli affreschi dell’artista italiano Matteo Giovannetti.

Prima di iniziare la visita al Palazzo che è durata all’incirca un paio d’ore, abbiamo preferito goderci per un po’ il sole e girovagare per il centro storico.

Avignone Provenza Camargue

Avignone Palazzo_dei_Papi

Abbiamo concluso la giornata a Boulbon, un paesino di 1.500 anime ad una ventina di chilometri da Avignone.

Perché proprio Boulbon? Volevo un dormire in un posto che fosse già lungo la strada per Nîmes, prima tappa del secondo giorno, ma non troppo lontano da Avignone e mi sono imbattuta ne La casa di Boulbon. E’ stato quindi il B&B a portarci in questo grazioso borgo del XI secolo con tanto di castello su uno sperone roccioso e un mulino a vento: alla fine Boulbon ci ha regalato una piacevolissima serata e si è conquistata il nostro affetto.

La casa De Boulbon, 8 rue Pissantour, 13150 Boulbon.

Restaurant L’Oranger, 3 Rue de L Hôtel de ville, 13150 Boulbon.

2° giorno: Boulbon – Nîmes – Aigue-Mortes

Nîmes

Il simbolo della città è un coccodrillo incatenato ad una palma, a memoria della fondazione per mano dei legionari romani reduci dalle campagne egiziane di Cesare e a Nîmes le testimonianze di quel periodo sono ben conservate, come l’Arena, la Maison Carrée e la Tour Magne, principali motivi della nostra sosta in città.

Ad essere sinceri, la visita all’interno dell’Arena e della Maison Carrè è stata un po’ deludente. L’anfiteatro è in ottime condizioni, ma è stato completamente riadattato – con l’aggiunta di balaustre in metallo e parapetti in vetro – per poter ospitare concerti e spettacoli vari, perdendo, secondo me, parte del fascino. Se poi vogliamo fare anche un po’ di sano campanilismo, se sei già stato al Colosseo o all’Arena di Verona, è decisamente meglio fermarsi a fotografare l’Arènes de Nîmes dall’esterno.

Nimes

Nimes Arena

La Maison Carrée è uno splendido tempio romano della fine del I secolo, con colonne sormontate da capitelli corinzi dal bianco quasi accecante, che domina l’antica piazza del Foro cittadino. La visita all’interno pero consiste semplicemente nella proiezione di un film di una ventina di minuti sulla storia della città: l’ambiente è di fatto completamente vuoto e l’impressione è quella di trovarsi dentro un piccolo cinema moderno.

Nimes Maison Carree

La visita alla Tour Magne è inclusa nel biglietto, ma non ci è stato possibile entraci perché chiude all’ora di pranzo, riaprendo dopo le 14, e non era compatibile con la nostra tabella di marcia, ma è stata un’ottima scusa per vedere gli splendidi Giardini della Fontana, all’interno dei quali si trova il Tempio di Diana, la cui funzione originaria non è del tutto chiara e che è accessibile gratuitamente.

Detto questo, Nîmes è una cittadina molto carina che merita di essere visitata: il centro storico ricorda molto la vicinanza alla Spagna – tant’è che le strade hanno il nome in entrambe le lingue -ed è animato da piazzette, fontane, tavolini dei bar all’aperto, botteghe di artisti e artigiani.

Aigues-Mortes

Costruita su paludi pianeggianti, la città è circondata da alte mura in pietra che si possono percorrere a piedi: l’impatto iniziale è davvero forte e dal vivo riesce comunque a sorprendere nonostante si sa già cosa aspettarsi. Al di fuori della città si estende la salina più grande del Mediterraneo e le compagnie della regione sono riunite sotto il nome di Les Salins du Midi.

Abbiamo visitato le saline facendo il – super turistico – giro in trenino, ma è anche il modo più pratico e veloce per farlo e per poter scattare una foto che comprenda l’acqua rosa delle saline con Aigues-Mortes  sullo sfondo.

Aigues Mortes Camargue

Aigues Mortes Camargue

Abbiamo concluso la giornata girovagando per le stradine del centro storico di questa minuscola città-fortezza, pieno di localini e scorci deliziosi.

Per saperne di più, leggi anche: In Pictures: Aigues-Mortes.

Per la visita alle saline in trenino, bisogna seguire la Route du Grau du Roi in direzione Grau-du-Rau, superare il primo parcheggio davanti ad Aigues-Mortes, e svoltare a sinistra all’entrata dello stabilimento “La Baleine“. Per tariffe ed orari, puoi consultare il sito ufficiale.

Residence le Mas des Flamants, 60 Chemin de Trouche, 30220 Aigues-Mortes.

Le Cafè Deco, 7 Rue de la Republique, 30220 Aigues-Mortes.

3° giorno: Aigue-Mortes – Salins de Giraud – Robion en Luberon

La giornata è iniziata con cafe au lait e mezza baguette con burro e marmellata per una colazione vista mare in uno dei baretti nel grazioso porto di Le Grau du Roi, poco distante da Aigues-Mortes.

La prima sosta è stata al Parc Ornithologique de Pont de Gau, dove abbiamo scattato una miliardata di foto ai fenicotteri rosa, il vero simbolo della Camargue.

Quest’area protetta, composta da una serie infinita di risaie, paludi, acquitrini e lagune, accoglie però anche tante altre specie ornitologiche, come le bellissime cicogne e gli aironi cinerini. L’intero percorso è di circa 14 chilometri, suddiviso in 2 itinerari, ma basta avvicinarsi ai primi stagni per vedere da vicino una miriadi di fenicotteri e altri uccelli.

Camargue fenicottero

Camargue fenicottero

Camargue fenicottero

Dopo la visita al parco, abbiamo raggiunto Saintes-Maries-de-la-Mer, intenzionati a farci un giro e mangiare qualcosa, ma abbiamo trovato una città presa letteralmente d’assalto da turisti e vacanzieri. Scoraggiati dall’impossibilità di trovare parcheggio, abbiamo consumato il nostro pranzo di Pasqua godendoci il sole nel cortiletto dell’Auberge de la Fadaise, posizionato proprio di fronte all’ingresso del parco ornitologico, dove la dolcissima proprietaria ci ha servito degli ottimi panini preparati al momento, birra fresca e una deliziosa torta al limone.

Una volta accontentato lo stomaco, abbiamo proseguito il viaggio verso Salin-de-Giraud, un paesino fondato nel 1856, anno in cui Henry Merle, un imprenditore francese, avviò la produzione di sale per l’industria chimica, seguito da Ernest Solvay, il chimico belga fondatore dell’omonimo colosso industriale, il quale fondò un altro sito, sempre per la produzione di soda caustica.

La città, creata essenzialmente per accogliere la forza-lavoro, era suddivisa inizialmente in due zone distinte dalla pianta a scacchiera, ciascuna associata ad una delle due aziende. Il quartiere Solvay, che si incontra percorrendo la D36d, testimonia tuttora perfettamente la storia Salin-de-Giraud: una serie parallela di casermoni in mattoni rossi, dalla facciata lineare e i cortiletti sul retro, chiamate ancora oggi “corons ” – termine belga che indica un gruppo di case tutte uguali – da la netta impressione di tornare indietro nel tempo in un quartiere operaio del Nord Europa.

A parte questa sensazione iniziale  di sorpresa mista a spaesamento data da Salin-de-Giraud, il vero motivo che secondo me dovrebbe spingerti ad arrivare fin qui è il tratto di strada, sempre la D36d, che taglia in due una distesa infinita di stagni e saline popolate dagli immancabili fenicotteri rosa, mostrando probabilmente la parte più scenografica dell’intera Camargue.

Alla fine della strada si trova Piémanson, quella che è considerata l’ultima spiaggia selvaggia d’Europa. Dagli anni ’70,  da maggio a fine estate, questo luogo si anima di camper, roulotte e carovan che possono stazionare liberamente a bordo mare: 25 km di sabbia fine suddivisi in una prima parte più familiare e conviviale e una seconda parte, la spiaggia naturista, più calma e tranquilla.

Piermanson Camargue

A Salin-de-Giraud abbiamo attraversato il Grand-Rhône a bordo del Bac de Bacarin, ovvero una chiatta che collega le due rive e ci ha fatto risparmiare una trentina di chilometri per raggiungere Robion en Luberon.

Bac de Bacarin: il servizio è praticamente sempre operativo 365 giorni l’anno, dalle 4.20 di mattina fino alle 2 di notte, con intervalli di 10 minuti tra un corsa e l’altra nelle ore centrali del giorno. Per la tabella orario completa, puoi consultare questo sito. Il costo attuale è di 6 Euro. 

La Bastide des Songes – Demeure d’hôtes, 974 Avenue de la Gare, 84440 Robion en Luberon.

Au Chineur, 2 Espl. Robert Vasse, 84800 L’Isle-sur-la-Sorgue.

4° giorno: L’Isle-sur-la-Sorgue – Ginevra

Corine, la proprietaria del B&B dove abbiamo pernottato l’ultima notte, dopo averci consegnato la chiave della stanza, alla domanda “dove possiamo cenare stasera” ci consiglia di andare a L’Isle-sur-la-Sorgue. Robion è un paesino molto piccolo e la domenica sera trovare un ristorante aperto può rivelarsi un’impresa argua.

Dobbiamo ringraziare Corine, quindi, se abbiamo scoperto questa cittadina che si è rivelata una piacevole sorpresa.

Isle sur la Sourge

Carica di fascino come tutte le città fluviali, è nota tra gli appassionati per il mercato di antiquariato e dell’usato che dal dopoguerra si tiene ogni domenica nel centro storico, coinvolgendo anche la miriade di negozi e gallerie d’arte sparsi tra i vicoli.

Nei giorni intorno a Pasqua la Brocante si trasforma, invece, nella Fiera internazionale dell’antiquariato e del vintage, richiamando espositori e visitatori da tutta Europa ed è per questo che ci siamo tornati volentieri anche l’indomani mattina, per girarla con più calma ed immergerci in un’atmosfera festosa che ci ha letteralmente conquistati.

Francesca

Francesca

Amante del caffè in tutte le sue forme, l'importante è che sia rigorosamente senza zucchero. Expat seriale. Innamorata del mondo in ogni sua sfumatura e latitudine, ha perso il cuore in Africa, ma finisce col cercarlo sempre in altri posti. Ne parla poco, ma ha un debole per Londra e il Medioriente.

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